Indirizzario dei 58 Comuni
della Provincia di Catania
Linee
sinuose dei suoi palazzi barocchi e austerità dei suoi monasteri. La musica che
scorre di notte tra le vie, del centro storico, come un fiume e la cucina ricca
e prelibata. Paradossi da scoprire e da interpretare in questa metropoli allo
stesso tempo enigmatica e solare.
Il nome della città deriva da Katane, termine di origine antica che significa “grattugia” e fa riferimento allo scabroso territorio lavico sul quale si erge la stessa città.
Il simbolo della città
è l'elefante, detto “Liotru”, denominazione che deriva dallo studioso poliedrico
catanese, Eliodoro vissuto nella città intorno all’VIII secolo, e che avrebbe
voluto, per la sua cultura, essere nominato vescovo di Catania. Ma non trovando
riscontro di ciò, si vendicò, servendosi dei poteri soprannaturali, turbando la
vita cittadina salendo in groppa alla statua dell'Elefante facendolo camminare,
e perfino correre. Il popolo, allora, ribattezzò il pachiderma come “il cavallo
di Eliodoro”, che nella pronunzia siciliana divenne "u cavaddu di Liotru”, che
divenne, ulteriormente, “u Liotru”.
Cosa che deve colpire è il fatto che la città esista ancora. Infatti è l’unica città al mondo ad essere stata distrutta e ricostruita nove volte, e sempre nello stesso sito originario.
Patrona di Catania è Sant’Agata, nei confronti della quale i catanesi hanno un’autentica idolatria. Grandiosi i festeggiamenti in suo onore, specialmente nei giorni 4 e 5 febbraio, che qui assumono un tono veramente coinvolgente e fantasmagorico, per la partecipazione corale del popolo, che inonda letteralmente le strade e i balconi, e per la sfarzosa e artistica illuminazione delle vie dove passa la processione.
Uno
dei più importanti monumenti è il Duomo con la sua cattedrale dedicata proprio
alla patrona S. Agata. Iniziata nel XII secolo dal Conte Ruggero il Normanno,
ripresa nel XIII, distrutta dal terremoto del 1693 tranne le tre absidi e parte
del transetto, ripresa dal Vaccarini agli inizi del ‘700 e a metà di quel
secolo, la facciata è di notevole pregio.
Usciti dalla
Cattedrale ci si trova davanti il simbolo della città, la fontana dell’Elefante,
costituita da un elefante in pietra lavica di epoca romana sul cui dorso è
poggiato un obelisco di origine egizia.
Sempre nella stessa piazza insiste il Palazzo del municipio opera del Vaccarini, di fronte vi è Palazzo dei Chierici, opera dell’architetto Alozo di Benedetto risalente ai primi del 700, entrambi sede del Comune.
Sulla
sinistra vi è Porta Uzeda costruita nel XVIII secolo in onore del viceré
spagnolo Paceco de Uzeda porta d’accesso alla città.
Sulla destra del Palazzo dei Chierici vi è la Fontana dell’Amenano. Lo scrosciare dell’acqua di questa fontana si fonde, di giorno, con quello rumoroso e pittoresco del mercato del pesce “la pescheria”.
I monumenti da visitare sono a decine, anche se qui ci siamo limitati solo alla piazza del Duomo; altri monumenti anche se naturali, da ammirare, gustare e portare con sè nella mente, sono il maestoso vulcano Etna e l'immensa distesa di spiaggia della Plaja.

Distante circa 10 Km da Catania, sorge a circa 350 metri d'altezza sul versante sud-orientale dell'Etna.
Sul territorio di 10.6 km quadri vivono poco più di 20 mila abitanti.
Il nome della città prende origine da una colata lavica raffreddatesi a forma di punta alle porte della città e dal santo patrono della città, San Giovanni.
Originalmente la località dipendeva dalla città di Catania. Nel 1646 la città entrò a fare parte del feudo del conte di Massa. Negli ultimi decenni ha subito un'esplosione edilizia grazie al flusso dei cittadini che stanchi della vita caotica della vicina città di Catania si riversarono a vivere nella più tranquilla provincia. Inoltre la costruzione dell'ampia via Circonvallazione a ovest della cittadina ha dato un forte impulso al moltiplicarsi delle attività commerciali trasformando San Giovanni la Punta in un punto di riferimento per i paesi limitrofi.
Il bel clima e lo scenario incorniciato dall'Etna,
che spesso emana uno spettacolare pennacchio di fumo, fanno di San Giovanni la
Punta un centro turistico e di soggiorno estivo.
Il suo territorio, immerso nei boschi, tra i verdi vigneti e agrumeti, e
delicatamente impreziosito da fiori bianchi venati di rosa violaceo, accoglie il
Santuario della Madonna di Ravanusa.
Giro turistico.
Nella piazza centrale sorge la Chiesa Madre di stile tardo barocco dedicata al patrono San Giovanni. A questa sono collegati i due eleganti oratori del SS. Sacramento e di San Giovanni Evangelista.
La strada principale è costeggiata da piccoli
palazzi risalenti al diciottesimo e al diciannovesimo secolo. Tra questi spicca
la grossa Villa dei Paternò Castello
di Carcaci con un adiacente Parco.

Inoltre all'ingresso sud del paese si trova la Chiesa della Ravanusa, risalente al XVIII secolo e costruita per desiderio del Vescovo di Ventimiglia. Il santuario mostra uno splendido affresco del XVI secolo rappresentante la Vergine Maria che si venerava un tempo in un tempietto sacro.
Il titolo del quadro, che da il nome alla chiesa, deriva da un episodio miracoloso: una ragazza, mentre pregava la Madonna, cadde a terra come fosse morta, poi improvvisamente rinvenne tra la meraviglia della gente. Da qui la denominazione di Madonna della Rinvenuta prima, poi Rinvenusa e infine Ravanusa.
Alla Madonna della Ravanusa è legata una celebrazione solenne che si svolge ogni anno il 15 di agosto.

Inizio della via principale del paese (foto scattata nelle vicinanze della sede della Fraternita)